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Quali sono i tempi di recupero per i 30 principali infortuni, nei calciatori professionisti?

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Titolo originale: Time before return to play for the most common injuries in professional football: a 16-year follow-up of the UEFA Elite Club Injury Study
Primo autore: J. Ekstrand
Altri autori: W. Krutsch, A. Spreco, W.V. Zoest, C. Roberts, T. Meyer, H. Bengtsson
Rivista: British Journal of Sport Medicine
Data di pubblicazione: Giugno 2019

  • Credibilità 4.46
  • Praticità 4.6
A cura di Leonardi Giulio

Introduzione

Quando un calciatore subisce un infortunio, la domanda chiave che ogni allenatore pone allo staff medico è “Quando potrà tornare in campo il mio giocatore?”. Per rispondere al quesito, è stato analizzato criticamente l’articolo di Ekstrand, pubblicato sul British Journal of Sport Medicine nel 2019. L’obiettivo dello studio è di poter aiutare i professionisti sanitari a trovare una risposta, fornendo dettagli riguardo al tempo di assenza dall’attività che i 30 infortuni più comuni, e le relative recidive, causano nel calcio professionistico.

Materiali e Metodi

Nello studio preso in considerazione, è stata condotta un’analisi post-hoc sui dati raccolti da 116 squadre di calcio, provenienti da 24 Nazioni ed appartenenti alla federazione UEFA e provenienti da altri team inglesi, svedesi, danesi e norvegesi. Tali squadre sono state seguite per un numero di stagioni che va da 1 a 16, a partire dall’anno 2001 fino al al 2017, periodo durante il quale sono stati riportati 22.942 infortuni, dei quali 3.016 erano recidive.
I dati sono stati raccolti secondo i criteri standard del modello UEFA, suddividendo gli infortuni in lievi, moderati e gravi sulla base del periodo di assenza dal campo del calciatore. Sono stati infine calcolati il numero di infortuni, il tasso di recidiva e la media e la mediana dei giorni di assenza, stabilendo un intervallo di confidenza al 95%.

Sintesi

Secondo i dati analizzati, gli infortuni lievi, con assenza inferiore a 7 giorni, riguardano principalmente concussioni e problematiche di gamba e piede, quali contusioni, lesioni capsulari, legamentose, articolari o sindromi da overuse. Uno degli spunti più interessanti che lo studio fornisce riguarda proprio le concussioni: nonostante i consensi internazionali abbiano dimostrato l’importanza di un rientro all’attività dopo sei giorni dall’evento traumatico ed in assenza di sintomatologia, il 50% dei calciatori non rispetta tali raccomandazioni.
Gli infortuni moderati, che comportano dagli 8 ai 28 giorni di assenza, come le lesioni muscolari strutturali di coscia e gamba, il dolore all’inguine, le distorsioni laterali di caviglia e le lesioni al legamento collaterale mediale del ginocchio, hanno l’incidenza più alta tra tutti gli infortuni analizzati.
Le cinque problematiche più importanti tra gli infortuni gravi sono invece rappresentate da lesioni al ginocchio, tra cui quelle al legamento crociato anteriore.
Le recidive, infine, portano perlopiù ad infortuni di entità moderata. Inoltre, in sei tipologie di infortunio sui trenta considerati, quali dolore al tendine di Achille, problematiche muscolari del polpaccio, dolore all’inguine, infortuni funzionali e strutturali di hamstring e quadricipite, la relativa recidiva porta ad uno stop significativamente più lungo che varia dai 3.3 ai 10.6 giorni a seconda della problematica presa in considerazione.

Conclusioni

Per concludere, nei calciatori professionisti, la maggior parte delle assenze forzate è da attribuire ad infortuni diagnosticati come lievi e moderati. Gli infortuni gravi, invece, che causano un’assenza dai campi maggiore ai 28 giorni, sono poco frequenti. Le recidive degli infortuni causano assenze dal calcio giocato più lunghe rispetto al primo infortunio, sia per gli infortuni diagnosticati come “severi” sia per alcuni dei più ricorrenti infortuni di entità “moderata”. Inoltre, sorprendentemente rispetto a quanto accettato universalmente in letteratura, più del 50% dei calciatori tende ad anticipare i tempi di recupero di infortuni come concussioni e ricostruzione del legamento crociato anteriore, esponendosi a rischi importanti in caso di eventuale recidiva.

Il parere del Revyouer

Un punto di debolezza dello studio preso in esame, è dato dal fatto che le indicazioni fornite devono essere solamente prese in considerazione per calciatori professionisti, in quanto basate sui dati forniti dai club calcistici più importanti d’Europa; è plausibile, infatti, che questi dati non siano trasferibili a categorie di calciatori inferiori. Inoltre, vista l’enorme mole di dati a disposizione degli autori, sarebbe sicuramente stato possibile indagare più nel dettaglio l’andamento delle tempistiche di recupero di ciascun infortunio, analizzando, per esempio, quali fossero i fattori di rischio per lo sviluppo di recidive.
Al contrario, l’aspetto positivo dell’articolo è che fornisce uno strumento pratico di enorme importanza ai professionisti sanitari che lavorano in ambito calcistico professionistico: studiando, infatti, un insieme di quasi 23.000 infortuni, ricavati da un gruppo omogeneo per professione, sesso ed età, lo studio riesce a dare delle indicazioni attuabili nell’immediato per stabilire una prognosi in termine di assenza dal campo per calciatori professionisti.
EXTRA. Per comprendere a fondo l’impatto che può avere questo studio nella pratica clinica dei fisioterapisti sportivi, è necessario prendere visione delle tabelle ad esso allegate. Tali tabelle riportano la statistica descrittiva di ciascuno dei 30 infortuni più frequenti che occorrono in ambito calcistico professionistico, delle loro percentuali di recidiva e della differenza statistica nei giorni di assenza tra il primo evento e la recidiva.

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